Archivio per Dario Morgante
InguineMAH!2008 su Rumore
Tramontata nei Novanta l’era delle riviste di fumetti “d’autore”, penetrata finalmente nelle librerie generaliste la graphic novel, il formato oggi previlegiato dalla sperimentazione nell’arte sequenziale è quello del volume antologico. E’ sulle pagine di annuari come Blab! o Kramers Ergot che da qualche tempo germogliano i fermenti grafici più radicali, e l’Italia ha fatto la sua parte con testate come Mano e Black. Anche Inguine, combattiva zine guidata dall’artista ravennate Gianluca Costantini, muta formato e numero di pagine trasformandosi in antologia-libro come cifra distintiva l’attenzione a forme grafiche dall’anima “militante” e, nell’eccezzione più ampia, politicamente cosciente. In questo senso va letto il cameo di Peter Kuper, fuoriclasse della striscia di impegno sociale, così come l’intervista a Emory Douglas, grafico nei Sessanta della rivista del Black Panther Party, o l’omaggio di Squaz e Paper Resistance alle Nazioni Unite FUNtastiche dell’agitatore controculturale Piermario Ciani. Attento per attitudine all’underground internazionale delle produzioni indipendenti, inguine mah! 2008 alterna firme già passate sulle sue pagine (Andersson, Ruijters, Zattera, Zograf) e nuove scoperte (Paolo Parisi, Nino Terremoto, Clio, ecc.), tra cui spicca per verve grottesca l’allegoria Balkan-Express! dello slavo Wostok (seguite il consiglio di Dario Morgante e cercate su YouTube i folli video dei suoi Tehno Muda). Non mancano poi storie e interviste ad autori cult come John Porcellino, Gary Panter, Ben Katchor, e veri e propri “bonus” quali la ristampa di The SuperMaso Attitude (‘96) del pirotecnico Paolo Bacilieri, discussa e schizzata rilettura di un fatto di cronaca nera, e l’introduzione del pubblico italiano al curioso fenomeno dei fumetti cristiano-fondamentalisti di Jack Chick. La redazione se la cava insomma egregiamente nel non facile compito di produrre un amalgama logico e significante, attingendo da materiali tanto disparati: l’antologia come osservatorio planetario, aggregatore di energie, espressione dello “stato dell’arte”, ma anche interpretazione inquieta e non escapista della realtà.
Vittore Baroni
Un altro mondo c’è già WOSTOK e i Tehno Muda
Chi è Wostok? Wostok è un folletto che danza sulle rovine del mondo. Ok, forse l’immagine è un po’ forte, ma probabilmente vi manca il contesto. Vi spiego.
La prima volta che incontro Wostok è in un festival giovanile in un piccolo paese dal nome impronunciabile, al confine tra la Serbia e la Romania. La ex-Jugoslavia è attraversata da tutti quei clamori che conoscete bene. La guerra con la Nato è finita da appena tre mesi. Ovunque si vada ci sono negozi abbandonati, segni dei bombardamenti e lunghi cappotti scuri fino a terra. E sullo sfondo le onnipresenti ciminiere delle raffinerie e degli insediamenti industriali sul Danubio. Ma qui, al quarto piano dell’edificio che ospita il Municipio, si fa festa. Alle pareti tavole di fumetti, al centro della sala le esibizioni musicali, e tutto intorno giovani e meno giovani rocker che bevono birra direttamente dalla bottiglia. In un angolo, Wostok. (Dario Morgante)
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