Archivio per Aleksandar Zograf
InguineMAH!2008 su Rumore
Tramontata nei Novanta l’era delle riviste di fumetti “d’autore”, penetrata finalmente nelle librerie generaliste la graphic novel, il formato oggi previlegiato dalla sperimentazione nell’arte sequenziale è quello del volume antologico. E’ sulle pagine di annuari come Blab! o Kramers Ergot che da qualche tempo germogliano i fermenti grafici più radicali, e l’Italia ha fatto la sua parte con testate come Mano e Black. Anche Inguine, combattiva zine guidata dall’artista ravennate Gianluca Costantini, muta formato e numero di pagine trasformandosi in antologia-libro come cifra distintiva l’attenzione a forme grafiche dall’anima “militante” e, nell’eccezzione più ampia, politicamente cosciente. In questo senso va letto il cameo di Peter Kuper, fuoriclasse della striscia di impegno sociale, così come l’intervista a Emory Douglas, grafico nei Sessanta della rivista del Black Panther Party, o l’omaggio di Squaz e Paper Resistance alle Nazioni Unite FUNtastiche dell’agitatore controculturale Piermario Ciani. Attento per attitudine all’underground internazionale delle produzioni indipendenti, inguine mah! 2008 alterna firme già passate sulle sue pagine (Andersson, Ruijters, Zattera, Zograf) e nuove scoperte (Paolo Parisi, Nino Terremoto, Clio, ecc.), tra cui spicca per verve grottesca l’allegoria Balkan-Express! dello slavo Wostok (seguite il consiglio di Dario Morgante e cercate su YouTube i folli video dei suoi Tehno Muda). Non mancano poi storie e interviste ad autori cult come John Porcellino, Gary Panter, Ben Katchor, e veri e propri “bonus” quali la ristampa di The SuperMaso Attitude (‘96) del pirotecnico Paolo Bacilieri, discussa e schizzata rilettura di un fatto di cronaca nera, e l’introduzione del pubblico italiano al curioso fenomeno dei fumetti cristiano-fondamentalisti di Jack Chick. La redazione se la cava insomma egregiamente nel non facile compito di produrre un amalgama logico e significante, attingendo da materiali tanto disparati: l’antologia come osservatorio planetario, aggregatore di energie, espressione dello “stato dell’arte”, ma anche interpretazione inquieta e non escapista della realtà.
Vittore Baroni
Benvenuti alla fine del secolo con Gary Panther
Benvenuti alla fine del secolo con Gary Panther
di Sasa Rakezic e Aleksandar Zograf
Ho sentito parlare per la prima volta di Gary Panter all´inizio degli anni Ottanta, quando lui aveva realizzato alcune copertine per la Ralph Records, l´etichetta discografica dei Residents che erano, e sono tuttora, uno dei mie gruppi pop d´avanguardia preferiti. In The ROZZ-TOX Manifesto scritto nel 1980, Gary Panter ha dichiarato: “Abbiamo ancora vent´anni del ventesimo secolo, vent´anni per raccogliere i premi e le disgrazie creati in questo periodo. In questo momento sta nascendo una nuova funzione estetica, culmine inevitabile di idee ed esperimenti condotti nel corso di questo secolo. Noi dichiariamo che la società è un parco di divertimenti e che essa morirà se dovesse fare i conti con se stessa.”
Alla fine di questo secolo, ho avuto la fantastica opportunità di incontrare Gary Panter nel suo studio di Brooklyn e di chiedergli che cosa avesse fatto negli ultimi decenni. Insieme a me in questo viaggio sentimentale c´erano un paio di amici: Igor Prassel, curatore editoriale della rivista slovena Stripburger, e Gunnar Lundkvist, un disegnatore di cartoni animati svedese, che mi hanno aiutato cordialmente ponendo alcune domande.
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Il mondo in una testa: intervista con Ben Katchor
di Sasa Rakezic alias Aleksandar Zograf
“Un antidoto alla falsità omogeneizzante e asettica degli ultimi decenni, queste storie illustrate esprimono una triste e meravigliosa chiarezza”, ha dichiarato il cantante dei R.E.M. Michael Stipe riferendosi ai fumetti di Ben Katchor. E Katchor è davvero uno di quei disegnatori il cui lavoro ha un sapore che non appartiene all’“era digitale”, come se i suoi disegni venissero dai primi anni del Novecento, o forse da un passato indifferenziato… Anche quando si rifanno direttamente alla vita di oggi nella frenetica megalopoli di New York, i fumetti di Katchor sono in un certo senso… senza tempo, come se fossero saltati fuori da una realtà di sogno un po’ alterata e tuttavia familiare.
Le strisce di Ben Katchor appaiono in una dozzina di settimanali in giro per gli Stati Uniti, e anche sul mensile di architettura Metropolis. Raccolte dei suoi lavori sono pubblicate da editori importanti, compresi Penguin, Pantheon Books e Little, Brown Company… ben al di fuori dell’ornai ghettizzato mercato libraio dei fumetti. Si tratta forse di un esempio di come i fumetti potrebbero essere presentati a un pubblico più ampio? Katchor è ovviamente ansioso di valutare tutte queste realtà differenti. Mi è parso chiaro quando l’ho incontrato alla School of Visual Arts di New York, dove insegna disegno. La sua lezione, con mia grande sorpresa, era interrotta dal rumore di passi che marciavano appena fuori dall’aula. “Non ti preoccupare” mi ha detto Katchor, “è l’Accademia di Polizia che ha sede proprio di fronte alla nostra scuola”.
Era strano vedere i giovani aspiranti poliziotti in uniforme sfilare a passo di parata di fronte alla classe della scuola d’arte, separati solamente da un’ampia finestra. Per me era come inglobare in un’unica, rapida occhiata due universi paralleli, due sensibilità differenti.
La prima cosa che chiesi a Katchor fu come facevano le grandi case editrici a vendere i suoi libri nelle librerie generiche, che molto raramente si occupano di fumetti.
– A volte i miei libri sono catalogati sotto la voce fiction, e L’ebreo di New York è stato catalogato sotto la voce judaica o forse qualcosa d’altro… Semplicemente, non sanno dove piazzarlo.
(Continua su inguineMAH!2008 edizioni Comma22)

