Il mondo in una testa: intervista con Ben Katchor

di Sasa Rakezic alias Aleksandar Zograf

“Un antidoto alla falsità omogeneizzante e asettica degli ultimi decenni, queste storie illustrate esprimono una triste e meravigliosa chiarezza”, ha dichiarato il cantante dei R.E.M. Michael Stipe riferendosi ai fumetti di Ben Katchor. E Katchor è davvero uno di quei disegnatori il cui lavoro ha un sapore che non appartiene all’“era digitale”, come se i suoi disegni venissero dai primi anni del Novecento, o forse da un passato indifferenziato… Anche quando si rifanno direttamente alla vita di oggi nella frenetica megalopoli di New York, i fumetti di Katchor sono in un certo senso… senza tempo, come se fossero saltati fuori da una realtà di sogno un po’ alterata e tuttavia familiare.
Le strisce di Ben Katchor appaiono in una dozzina di settimanali in giro per gli Stati Uniti, e anche sul mensile di architettura Metropolis. Raccolte dei suoi lavori sono pubblicate da editori importanti, compresi Penguin, Pantheon Books e Little, Brown Company… ben al di fuori dell’ornai ghettizzato mercato libraio dei fumetti. Si tratta forse di un esempio di come i fumetti potrebbero essere presentati a un pubblico più ampio? Katchor è ovviamente ansioso di valutare tutte queste realtà differenti. Mi è parso chiaro quando l’ho incontrato alla School of Visual Arts di New York, dove insegna disegno. La sua lezione, con mia grande sorpresa, era interrotta dal rumore di passi che marciavano appena fuori dall’aula. “Non ti preoccupare” mi ha detto Katchor, “è l’Accademia di Polizia che ha sede proprio di fronte alla nostra scuola”.
Era strano vedere i giovani aspiranti poliziotti in uniforme sfilare a passo di parata di fronte alla classe della scuola d’arte, separati solamente da un’ampia finestra. Per me era come inglobare in un’unica, rapida occhiata due universi paralleli, due sensibilità differenti.
La prima cosa che chiesi a Katchor fu come facevano le grandi case editrici a vendere i suoi libri nelle librerie generiche, che molto raramente si occupano di fumetti.
– A volte i miei libri sono catalogati sotto la voce fiction, e L’ebreo di New York è stato catalogato sotto la voce judaica o forse qualcosa d’altro… Semplicemente, non sanno dove piazzarlo.

(Continua su inguineMAH!2008 edizioni Comma22)

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